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CONGIUNTURA ECONOMICA: COME E` INIZIATO IL 2019 IN LOMBARDIA? ITALIA ED EUROPA INTANTO RALLENTANO IL PASSO
Galli, Presidente Confartigianato Como: guardiamo con attenzione e moderata preoccupazione a questi primi segnali

17 gennaio 2019

 Come è iniziato il 2019 per le imprese?

La risposta alla domanda arriva puntuale dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia che ha elaborato sei indicatori relativi (totale imprese, totale imprese artigiane, export totale prodotti manifatturieri, export prodotti realizzati nei settori ad alta concentrazione di Mpi, finanziamenti concessi al totale delle imprese e finanziamenti concessi a imprese con meno di venti addetti) e quattro variabili chiave (imprenditorialità, artigianato, export e credito).

Quale è il trend rilevato ad inizio 2019? Il quadro sintetico evidenzia per la Lombardia tre indicatori in crescita, uno stazionario e due in calo. In chiave provinciale si osserva una prevalenza di indicatori in crescita per Milano. Seguono Lodi, con un solo indicatore in calo, Varese, Pavia e Monza-Brianza, che mantengono un equilibrio tra variabili in crescita e quelle in decrescita.

Altro discorso purtroppo per la provincia di Como che, insieme a: Sondrio, Brescia, Cremona e Lecco mostrano tutte una prevalenza di indicatori in diminuzione, uno solo stazionario e due in salita. Lo stesso vale per Bergamo che vede però due indicatori stazionari e uno solo in crescita. Saldi più sfavorevoli per Mantova, che registra cinque indicatori su sei in calo.

Come si presenta il trend rispetto ad un anno prima? In provincia di Como e Brescia si osserva un netto miglioramento mentre per le altre province, rimane un sostanziale equilibrio tra variabili in miglioramento e quelle in peggioramento.

Questi dati ci portano ad evidenziare ciò che il 2018 ci ha lasciato in eredità in termini di dinamicità congiunturale. Sono di questi giorni i dati di una produzione industriale Italiana (-2,6%) e Eurozona (-2,3% il dato peggiore degli utili tre anni) in negativo che fanno scattare un primo livello di allarme.

Gli indicatori regionali e provinciali, ma soprattutto i dati negativi della produzione industriale, ci fanno calare in un clima di moderata preoccupazione – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Como, Roberto Galli. - La brusca frenata della produzione industriale italiana e anche quella di altri Paesi Europei non può non farci alzare un’attenzione di primo livello, anche se solo a fine mese, dati alla mano sul Pil potremo analizzare consapevolmente l’andamento e azzardare delle previsioni su un eventuale scenario di crisi, se non addirittura di recessione, si presentasse all’orizzonte.

E chiaro – continua Galli – che già fin d’ora è necessario valutare attentamente questi primi segnali e pensare a soluzioni che possano arginare eventuali contraccolpi ad una ripresa, che nel 2018 poteva sembrare possibile. In queste percentuali emerse dall’elaborazione di Confartigianato Lombardia e nei dati congiunturali, si riflette inoltre un quadro internazionale di allerta aggravato dalle incertezze legate agli esiti del voto sulla Brexit e allo shutdown ancora in atto negli Stati Uniti.

Nel nostro Paese rimangono critici i nodi sui quali da anni chiediamo soluzioni – continua Galli – in un panorama come quello attuale, le considerazioni ottimistiche del Vice Premier Di Maio lasciano perplessi rispetto ad un mercato interno ancora troppo statico sul quale sarebbe necessario invece incentivare i consumi. Non bastano più i risultati positivi dell’export a trainare una concreta ripresa. E’ necessario ripristinare al più presto il circolo virtuoso degli investimenti, ridare risorse a Impresa 4.0 sull’acquisto dei macchinari, intervenire con decisione sulla tassazione globale per le imprese, sburocratizzare un sistema che rischia il collasso e fa da zavorra alla spinta propulsiva e alla competitività delle nostre aziende.

E’ indubbio che un taglio deciso delle spese improduttive dello Stato possono liberare risorse importanti per l’economia e uscire dal vincolo delle clausole di salvaguardia che ad ogni manovra pesano come macigni sullo sviluppo economico del Paese.

Sul piano occupazionale registriamo ancora un costo del lavoro troppo oneroso, vincoli eccessivi che non favoriscono l’incontro di domanda e offerta. Più volte abbiamo sollecitato un rinvigorimento dell’apprendistato che rappresenta una leva formidabile all’occupazione dei giovani.

Il credito è una complessità che deve trasformare le risorse in aiuto concreto alle piccole dimensioni imprenditoriali propense ad investire in innovazione e processi produttivi. E’ necessario ristabilire una qualità del credito diretto alle imprese che non si basi solo sui numeri ma sulle potenzialità di crescita e di sviluppo e che permetta di attivare nuove risorse mirate agli investimenti.

Complessivamente l’analisi di Confartigianato Lombardia – conclude Galli - fa emergere per l’Artigianato un quadro in rallentamento che non deve essere sottovalutato, a cui è necessario rispondere in modo immediato e concreto, per evitare un ritorno al passato doloroso per migliaia di imprese che hanno resistito alle difficoltà, e in nome delle migliaia di imprenditori che hanno ceduto alla rassegnazione e sacrificato la propria azienda.



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